Sensazioni d’autunno: l’aspio e i grandi fiumi

Aspio preso a rotante
Quando chiude la stagione della trota, i cuori di migliaia di appassionati avvizziscono come foglie sugli alberi. Febbraio è lontanissimo e il miraggio di livree marmorate o puntinate sembra irraggiungibile in quel deserto ghiacciato che separa dall’apertura. Bisogna adattarsi per non soccombere. Cambiare perché nulla cambi. Ma reinventarsi non è semplice e riaccendere la passione di un cuore dolorante è cosa ardua.

Jacopo con un piccolo aspio da 50 cmBasta però smettere di lamentarsi un attimo solo per sentire un flebile richiamo emergere dalle profondità della scighera. Non è debole, ma lontano, coperto per gran parte dell’anno dal ruggito di acque turbolente. Il grande fiume non ha fretta, sa aspettare il momento giusto per mostrarsi al suo meglio: quando le nebbie lo avvolgono come una veste leggera, che, con un gioco di vedo non vedo, copre le brutture dell’impronta umana, lasciando intravedere la meraviglia di una natura solo all’apparenza monotona che in realtà cela sorprese dietro ogni ansa.

È il momento di rallentare il ritmo per seguire il metronomo silenzioso che ha scandito la vita della pianura per secoli. Entrare in punta di piedi in questo teatro per non squarciarne il silenzio. Gli ondulanti e i lipless accarezzano le asperità del fondale, cercando tra buche, ghiaia e ostacoli quel fremito che anima il fusto della canna.

I lanci sondano i rigiri, i gradini e i cambi di corrente traditi da leggere e discrete increspature dell’acqua. L’attacco è Jacopo combatte un aspioun’esplosione di pura potenza, una dimostrazione di forza bruta, in assoluto contrasto con la placida tranquillità che regna su tutto. La difesa è tenace ma dura poco, si affievolisce lasciando spazio alla resa rassegnata. Un ultimo, disperato guizzo rompe l’acqua tra i piedi ma è già tornato il silenzio. Uno scatto congela la vivacità argentata che stacca su un fondo immobile. La pinna da squalo dell’aspio nuota di nuovo veloce verso la corrente.

La nebbia inghiotte di nuovo il fiume e tutto quello che dipende lui. Pescatore compreso.

Il pescatore nella nebbia

3 Comments

  • Gabriele ha detto:

    Bello Jacopo, scritto bene e sentito meglio, ti ringrazio, rapido, conciso: perfetto (ma cos’è la scighera?).
    ciao

    • Jacopo Savoia ha detto:

      Ciao Grabriele, grazie mille! Per spiegarti cosa sia la scighera, prendo a prestito le parole di Wikipedia: La scighera (ciamada anca nebia o burda) a l’è un fenomen meteurulogich che l’è pruvucaa de l’evapuraziun de l’aqua che la gh’è in del sör o in d’una distesa de aqua in süperfiss. A cuntat cun l’aria, el vapur de l’aqua al vegn püssee fregg e’l se cundensa in d’un areosol furmaa de gut piscininn che i spegen la lüs del suu e la fan vegnì d’un culur panaa (bianch). D’Inverna in de la pianüra padana al càpita de spess che ghe sia la scighera, suratüt dopu che’l cala o ‘l leva sü el suu.

  • Gabriele ha detto:

    Ho abitato nella pianura padana ma più vicino al mare, in Emilia 🙂 grazie per la spiega Wikipedia style 😀
    ciao

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