Pesca&Fidanzata – Ode alle donne dei pescatori

Immagine di Lisandro Rota presa dalla pagina http://www.premioceleste.it/opera/ido:122762/

Esiste una categoria umana votata, per destino e non certamente per scelta, al martirio gonadico: le donne dei pescatori. Abbandonate appena possibile dai compagni per correre sull’acqua, silenti ascoltatrici di racconti interessanti quanto per me lo sarebbe una lezione di tombolo e, nei casi più gravi, oggetto di violenze domestiche per un’abboccata persa, queste donne, riconosciamolo, sono le nostre eroine. Noi lo sappiamo. Anche se, forse abituati a parlar poco per non rovinare lo spot, non lo diciamo loro abbastanza spesso. Ecco il punto di vista di colei che ormai è mia moglie.

Perché nessuno parla mai di noi?
Perché non si dà voce a madri, fidanzate, mogli e figlie che gravitano, ups, scusate, attorno alle quali (!) gravitano i pescatori o sedicenti tali? No perché oramai, dopo 9 anni, credo di avere raggiunto una consapevolezza solida di quanto siamo importanti per loro. Pare assurdo, dopo tutti post sull’amante pesca, però è così. Ebbene: il nostro ruolo è fondamentale come la scelta della canna o del mulinello giusto per la battuta più importante della loro vita (e cioè tutte!).
Sì, questo post è un elogio per noi, il cui week end sembra sempre molto più lungo delle 48 ore di cui è fatto.

Foto presa da https://lanostracommediajalesh.wordpress.com/2014/06/24/la-sposa-e-il-pescatore/

Foto presa da https://lanostracommediajalesh.wordpress.com/2014/06/24/la-sposa-e-il-pescatore/

Per noi, che osserviamo con fascino e stupore lo strano interesse che possono provocare sul nostro compagno di vita, che crediamo di conoscere, dei piccoli pezzi di plastica puntuti (descrizione volutamente spannometrica di quelli che in realtà sono piccoli gioielli di ingegneria NdR), dei fili di nylon (e di quelli fluorocoated, in fluorocarbon, i trecciati, ecc… NdR), dei lunghi rami di carbonio (no comment NdR) e dei vermi striscianti.

Per noi, che guardiamo il meteo tutta la settimana per capire come vestirci e come vestire i pargoli, mentre loro lo iniziano a guardarlo ossessivamente solo il venerdì. Noi siamo “sfigate” mentre loro eseguono un rito ancestrale e sacro.

Per noi, che stendiamo con imposto amore i waders, cerchiamo di contenere i conati di vomito spostando in balcone gli scarponcini e tentiamo di lavare cappelli, calze e mutande porta fortuna di nascosto per non compromettere le convinzioni dei nostri benamati.

Per noi, che ascoltiamo in rigoroso silenzio con occhio interessato i loro racconti, che sembrano più saghe che giornate di pesca, mentre con la testa stiliamo la solita lista quotidiana delle cose da fare, e riusciamo comunque a intervenire al momento giusto con l’opportuna dose di stupore, non smontando il loro ego ancora tronfio per la giornata appena trascorsa sul fiume.

Per noi, che li pensiamo in continuazione mentre siamo affaccendate quando sono via, con la preoccupazione nel cuore, che magari da quel sasso possano scivolare in acqua, o che con la pioggia possano cadere o che si ritrovino in un fosso con gamba rotta.

Per noi, che aspettiamo la telefonata e subito chiediamo “Tutto bene?” col cuore gonfio, sapendo che sono ancora là, al buio, presi da qualcosa più grande di loro, che non possono placare.

Per noi, che li accogliamo con la cena scaldata, alle undici di sera, sedute, stanche morte al tavolo, bofonchiando qualcosa sulla giornata, per far loro capire che ci siamo, anche lì, anche in quel momento, per stare insieme.

Per noi, che cerchiamo di spiegare ad amici, parenti e familiari, ma soprattutto ai nostri figli, questo “qualcosa” che li spinge fuori, senza capirlo nemmeno noi fino in fondo.

Per noi, che ce li siamo scelti e che ce li dobbiamo e vogliamo tenere così come sono.

Per noi, che li amiamo, perché capiscano, e ci amino ancora di più.

Buone vacanze a tutte e ricordate di apparecchiare sempre anche per l’amante!

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