La Grande Trota Cieca

trota marmorata Sesia 73cm Pietro Invernizzi

trota marmorata Sesia 73cm Pietro InvernizziLe peggiori condizioni possibili. Eppure se hai la lenza in acqua hai sempre più possibilità di prendere che se sei al caldo a scaldarti le chiappe, l’acqua comunque ha sempre qualcosa da insegnare o una sorpresa da offrire ai pescatori a lei devoti.

Sesia e soleSolo una settimana fa annunciavamo con gioia il cambio di stagione, l’apertura delle danze sul fiume: era iniziata l’attività, si vedevano le prime trotelle fuori tana e le prime mangiate decise sugli artificiali. Una notte ed è tutto finito; un balzo indietro nell’inverno, quello vero. Matteo ed io sabato legavamo i finali sbuffando vapore acqueo e saltellando sul posto, -6°. I primi lanci nella gola che avevo scelto come primo spot sono stati un disastro. Anelli ghiacciati ogni due per tre, la treccia che si congelava nel mulinello, cambiata prontamente con il monofilo tradizionale, acqua cristallina ed ai livelli minimi: niente precipitazioni e niente scioglimento di neve. Dopo una o forse due ore di pesca surgelata ed assenza totale di attività abbiamo capito che le condizioni sono davvero pessime e per di più io ho sbagliato clamorosamente la scelta del primo spot, infatti eravamo in una gola buia, forse il posto più freddo della valle e quindi con meno attività.
Follow the sun. Ci siamo spostati, il vento freddo ci tirava la pelle in faccia, ma lame di sole filtravano tra gli alberi, siamo andati più a monte, dove la valle si apre, a cercare il sole. Sesia e soleCome animali usciti dal letargo ci siamo sgranchiti le ossa su una sassaia assolata, lanciando pigramente qualche piccolo artificiale smaltato in correnti veloci e costellate di riflessi argentati. Possibilità di cattura? 0,1%. Pazienza, era un momento di pesca-turismo. In questi momenti di “lanci per lanciare” è sopraggiunto un guardapesca, sagoma e passo inconfondibili, era Ramella che scuotendo la testa ci ha detto che non era giornata per pescare… chiacchiere… in montagna, al sole, con l’aria adesso fresca non più gelida. E’ stato un gran chiacchierare. Pesca-turismo è proseguito facendo prove di lancio a mosca sul prato e prendendo un caffè al bar. Matteo è partito a metà mattina, Ramella ha consigliato di pescare gli affluenti, così da solo mi sono diretto verso l’alta valle a pescare il Torrente Sorba.
torrente SorbaRotolando giù da un dirupo tra neve e terra, ho raggiunto un paesaggio incantato: piccole pozze, fondale scuro, lame d’acqua coperte ancora in parte dal ghiaccio, pareti di roccia che sovrastano… il mepps due volava nel silenzio in testa alle buche, recuperi lenti, una trotella ha seguito. Ho fermato il recupero e ha preso il mepps dal fondo. Strano. L’ho tenuta in canna un paio di secondi, si è liberata ed è rimasta lì. Per curiosità ho mosso a piccole jerkatine, come un jig, il mepps che, sfarfallando, ha risvegliato l’aggressività della trota… ha attaccato ancora! Strano.  Recuperata, era una bellissima fario, magra sui 20/25cm con grandi macchie parr. L’ho liberata senza foto. Mi sono inerpicato per raggiungere ancora una buca, ho scelto un’esca adatta alla lentezza del recupero, da far saltellare sul fondo: un piccolo streamer piombato di marabou nero  fatto da me. Una bella sagoma scura lo ha seguito sui ciottoli del fondo, l’ho vista planare in picchiata e raccogliere il mio inganno di piume, ho ferrato!Fario del Sorba Portata a riva era una fario stupenda sui 25/30cm, questa si è meritata un paio di foto, grandi punti rossi bordati di bianco. Dopo averla liberata era il momento di raggiungere il Savio e Ramella a pranzo. Già… il pranzo… festa degli alpini a Scopello: un pentolone grande come il cassone di un pick-up pieno di una strepitosa paniccia fumante (zuppa con riso, maiale, fagioli e molto altro), fiumi di ottimo barbera, arrosti ripieni, patate fritte e compagnia chiassosa… Sono rotolato fuori boccheggiando per un caffè che erano ormai le 3 e mezza. Pesca-turismo andava alla grande, soprattutto la parte turismo.
Sesia? No, non ancora almeno, le condizioni davvero non ispiravano. Mastallone! In solitaria ho tempestato di lanci qualche pozza profonda di questo strepitoso torrente. Non una pinna.
Alle cinque, infreddolito e perplesso, ho contemplato l’idea di tornare a casa. Ma come dicevo se hai la lenza in acqua hai sempre più possibilità di prendere che se sei al caldo a scaldarti le chiappe, l’acqua ha sempre una sorpresa da offrire ai pescatori a lei devoti. Colmo di devozione decido di tentare il tutto per tutto: big fish in un tratto basso del Sesia in SVPS, una lama dove l’anno scorso una grande trota mi ha beffato all’ultimo, saltandomi davanti in tutta la sua possanza e liberandosi dall’esca… una ferita ancora aperta.Tramonto sul Sesia

Era un tramonto dall’aria sferzante e dolce insieme, fredda, ma con la promessa implicita nel suo profumo, di un’imminente primavera. Silenzio tutto intorno, solo il canto delicato del fiume alla sua minima portata. Un passo dopo l’altro sul greto, cercando di non muovere i sassi, di non far rumore, persino il respiro sembrava potesse turbare l’armonia del momento. Un lancio dopo l’altro, filo sottile in canna, 0.18, un rotante oro, un classico Vibrax 3.
Non ho visto un pesce fino all’arrivo al fondo della lama. L’occhio ha colto una sagoma scura dove si sarebbe aspettato solo sassi, mi sono pietrificato, ho osservato meglio…
Immobile, ho stimato quel dorso nero e quella grande coda schiacciati dietro una pietra sui 50 forse 55 centimetri. Clamoroso errore. Era davanti a me, leggermente a monte, a 5 o 6 metri di distanza, sotto un metro d’acqua circa, corrente quasi nulla. Strano, ho pensato. Strano che si sia fatta vedere, che non sia scappata. Ma in questa stagione le cose strane possono accadere, forse non mi aveva sentito, forse si stava scaldando. Quasi trattenendo il fiato ho lanciato. Primo recupero, il rotante è passato vicino, forse 35 centimetri a monte della trota immobile. Niente. Strano. Secondo lancio, il rotante ha compiuto lo stesso passaggio, ma era caduto più rumorosamente in acqua, più vicino a lei. Niente. Strano.
Terzo lancio, avevo un tremore alle ginocchia, un fremito di nervosismo e impotenza, passaggio lento molto vicino ma forse l’esca era troppo in superficie quando le è passata sopra. Quarto lancio, corto, nervi a fior di pelle, recupero lento, vicino ai sassi del fondo; con lo sguardo ho seguito ogni centimetro della traiettoria, il rotante si avvicinava ad ogni giro di manovella a quel punto invisibile dietro al sasso dove stimavo ci fosse la testa nascosta della trota. Il riflesso d’oro del rotante era ormai a due centimetri dal sasso… ho visto avanzare con un movimento lento e misurato, una grande testa scura, si sono aperti due squarci rossi: le branchie. Il vibrax non c’era più… Un grande peso in canna!
Cuore in gola, la bestia era molto più grossa di quanto pensassi! Dall’esaltazione alla delusione è stato un attimo. La canna era piegata, ma non partiva la frizione… La trota non correva, non saltava, non si contorceva su sé stessa… Ha iniziato a muoversi sinuosa, con movimenti ad “esse”, come un serpente boa, verso il centro della lama. Certo il peso ha reso necessario un recupero lento e cauto con lo 0.18; ma poco alla volta ho accorciato le distanze. Sono entrato in acqua, le ho camminato dietro, lenta cercava di nuotare in avanti, ormai ad un passo da lei, davanti le ho messo il guadino: è entrata, l’ho sollevata. Era grande. L’ho portata a riva tra sassi e poca acqua.Marmorata 73 nel guadino Un occhio era completamente bianco, l’altro era velato di grigio, come una spessa cataratta. Una meraviglia della natura, pinne enormi, mascelle possenti, file di denti aguzzi… cieca! Ecco perché era lì, ecco perché era così debole… un pesce a fine corsa.  Che dispiacere. Non certo una cattura di cui vantarsi. Non certo una cattura da sbandierare e di cui andare fieri… non ha lottato, un animale nobile che, malato, si è arreso alla fine.
Non sapevo bene che fare. Poteva essere una malattia contagiosa per altri pesci? Era destinata a morte certa se rilasciata? Ho chiamato il Savio che, da amico innanzitutto e da presidente di queste acque, è venuto a vederla. Nel mentre la tenevo viva  in acqua dentro il guadino e la ammiravo affascinato dalla sua possanza e dispiaciuto per quegli occhi. Misurata faceva esattamente 73,5 cm per circa 3 kg.trota Marmorata record spinning Pietro Invernizzi Sesia
Il Savio, con la sua lunga esperienza non ha avuto dubbi: pesce condannato a finire magro come un anguilla e nero come la pece entro un paio di mesi, morte certa. Pare che sia un problema che capita abbastanza di frequente alle grosse marmorate, varrebbe la pena capire meglio se è un disturbo genetico, un virus o una fine normale. Insieme abbiamo deciso che il rilascio purtroppo era inutile, chi conosce me o Savino sa quanto ci prodighiamo nel tutelare la marmorata, ma che senso avrebbe avuto lasciarla? Era forse una fine più degna quella di morire di fame o beccata dai cormorani? Io ne farò un monumento alla sua specie. Non amo i pesci imbalsamati, anzi, ma in questo caso credo che sia stata una scelta giusta, quando sarà pronta mostrerà la sua possenza, la sua bellezza e maestosità di regina, nella sede dell’SVPS.

Trota stupenda, regina in disgrazia, cattura beffarda; senza soddisfazione. Un’altra lezione del fiume, la prova che le grandi ci sono e, certamente, è una storia di pesca da raccontare.

Rock’n’Rod

45 Comments

  • maurizio ha detto:

    ciao,
    fa piacere vedere che ci sono pescatori amanti della pesca della natura, non del pesce in padella.
    una mia ipotesi riguardo alla cecità dalla trota, potrebbe essere che qualche bandito di frodo abbia gettato sostanze ( tipo calce ) nell’acqua, non so come potrebbe sopravvivere in un ambiente duro come il fiume di montagna un pesce ceco.
    comunque meglio che sia finito nelle tue mani che in quelle di chiunque altro.
    un saluto carico di rispetto e ammirazione

    maurizio

    • pietro invernizzi ha detto:

      Grazie infinite dei complimenti Maurizio! Credo, e spero, sia più probabile sia un qualche tipo di fungo o malattia, una ragione in più per sopprimerla, anche se a malincuore.

  • diegoz77 ha detto:

    R.E.S.P.E.C.T Grande Pietro.

  • Paolo Germani ha detto:

    Bellissimo racconto, grazie..!
    Paolo Germani.

  • jacopo savoia ha detto:

    Bel racconto di una storia triste: quello di una regina caduta in disgrazia. Comunque, grande!

  • savio ha detto:

    Dure leggi di natura….
    Ho avuto la conferma che Pietro da il meglio di se quando ha le gambe sotto il tavolo invece che in riva ad un fiume! Tre piatti abbondanti di paniccia!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • Rossano ha detto:

    Questa regina non poteva capitare in mano migliore , al suo principe. Incredibile

    • pietro invernizzi ha detto:

      Grande Rossano… che gioco di parole lusinghiero! Che onore, mi piace moltissimo l’immagine, spero ne sarò degno prima o poi 😉

  • Francis ha detto:

    Bellissimo report. 100% anonima cucchiaino. Bravo !

  • francescoguffanti ha detto:

    Racconto come al solito fantastico…di persona era anche meglio…
    Una particolare commistione di emozione hanno fatto seguito alla cattura, senz’altro straordinaria, ma che lascia un pò di amaro in bocca…
    La sorella in salute, e magari più grossa ancora, arriverà…a me ovviamente!

    • pietro invernizzi ha detto:

      Grazie del commento carissimo! Ci vediamo presto per i nostri loschi affari alieutici… intanto continua a sognare 🙂

  • Gianni Cattaneo ha detto:

    Trent’anni di Valsesia, pochi di pesca. Ma quanto devo ancora imparare.
    Grazie, GiCat

    • pietro invernizzi ha detto:

      Grazie del messaggio Gianni! Se parti dal presupposto di non sapere, probabilmente sei il più sapiente (ok, ok, ho scomodato Socrate per la pesca in Sesia… ma mi sembra cosa buona e giusta!) A presto!

  • Paolo ha detto:

    complimenti Pietro!
    ok, sportivamente non c’è stato il combattimento che ti aspettavi (per fortuna, con lo 0.18!), ma quella regina l’hai cercata e l’hai trovata.
    Son contento che in futuro possa essere ancora ammirata e rispettata!

  • vitta ha detto:

    grandissimo report
    grandissimo racconto
    grandissimo rispetto, per te, per tutti voi e per il magnifico animale
    grandissima invidia, non solo per la pesca ma anche per la mangiata
    grandissima sensazione di mancanza leggendo cose del genere

    grandissimo cazzone io a non aver ancora trovato il tempo di andare a fare la licenza

    vivibbbì a tutti voi anonimi…

  • Matteo ha detto:

    Purtroppo sono stato testimone della prima parte della giornata e ho preso solo una gran bordata di gelo, però anche la pesca “turistica” ha un suo perchè…l’importante, come ripete spesso l’Anonima, è essere sul fiume, si impara sempre qualcosa (sta volta grazie a Ramella)!!
    Rinnovo i complimenti al mio mentore alieutico…quando mi è arrivata la foto della marmo, di cui non sapevo la storia, stavo consumando un ottimo spritz che mi è andato di traverso per l’emozione di vedere un pesce tanto maestoso allamato da un amico…a sto punto mi son trovato “costretto” ad un bis per festeggiare!!

  • piero ha detto:

    La regina madre è caduta sotto l’ultimo inganno artificiale, ma è la testimonianza che il lungo e possente serpente d’acqua che crea e distrugge, ha ancora la forza di custodire regine di tale importanza!!!
    Nella mente e nella mia immaginazione spero che nella sua longeva vita abbia potuto partorire principi e principesse degne di continuare la stirpe.
    Bravo Pietro hai saputo trasmetterci la tua devozione e rispetto per questa valle che tanto amo e che diede i natali alla mia famiglia, senza pavoneggiarti per una cattura che avresti potuto raccontare (falsandone il contenuto) come un epica battaglia dove l’unico vincitore e protagonista saresti stato tu, invece hai reso onore all’ultimo attacco (o suicidio?) di questa possente predatrice, rendendola protagonista del tuo report, limitandoti a esporre i fatti quasi come un narratore esterno.
    A presto e speriamo con una canna in mano e lungo il fiume!
    Piero

  • Andrea Zovatto ha detto:

    bellissimo racconto!!!!!! grande Pietro!!!!

  • Claudio Molinari ha detto:

    Gran bel racconto, peccato per il mancato combattimento epico che ti sarebbe rimasto per sempre indelebile nella memoria. Complimenti anche per aver avuto l’onestà di raccontare come sono andati i fatti, invece di sfrutttare l’accaduto per vantarti di una cattura con la “C” maiuscola… Sono sicuro che nel tuo continuo girovagare sui fiumi prima o poi il destino di renderà il dovuto.

  • Francesco ha detto:

    Traspare tutta l’intensità e l’equilibrio con cui vivete questa bellissima passione della pesca. Complimenti all’anonimacucchiaino.

  • Zeno ha detto:

    Grande esempio di come in natura tutto abbia un suo corso. E di come chi è animato da questa passionaccia sappia riconoscere la giusta dignità a questi splendidi pesci. Bravo.

  • Stefano ha detto:

    Bravo Pietro,
    non ci conosciamo ma devo dirti che l’immagine di un pesce così con un onesto racconto della sua cattura mi hanno particolarmente colpito. In tanti anni trascorsi sui fiumi ho sentito discorsi e racconti di catture degni di una serata a Zelig.
    Sarà una mia idea stravagante ma io sono convinto che quando si parla di “regine” siano loro a scegliere a chi dare la soddisfazione e il merito di essere catturate. Tu mi sembri una persona degna di questa scelta. Speriamo un giorno di poter essere come te tra gli eletti. Per ora accontentiamoci di quello che arriva. Take & release per divertirci oggi e per poter far divertire i nostri figli anche domani. In questo caso la vs scelta è stata giusta. Approvo.

    • pietro invernizzi ha detto:

      Grazie infinite dei complimenti Stefano, mi fanno molto piacere! Mi piace molto l’idea che siano queste semidee del fiume a scegliere a chi concedersi…
      C&R sempre sulle marmorate! Spero sinceramente continuerai a leggerci 😉
      A presto!

  • liuis ha detto:

    A volte le parole e i complimenti servono a poco, ma per una trota nelle condizioni di rischio di vita come in questo caso è stata presa una dicisione difficile ma purtroppo giusta

    liuis

  • gian ha detto:

    umanamente giusto, pathos e tutto, compreso l’esito proselitistico sul blog.
    Io l’avrei lasciata morire in pace e senz’altro le avrei fatto piu’ male.

    Gian

    • Pietro Invernizzi ha detto:

      Grazie del commento Gian, difficile dire quale fosse la scelta più giusta, di sicuro in questo caso sarebbe stato difficile sbagliare clamorosamente, essendo comunque condannata…
      Spero continuerai a seguirci e a commentarci!
      P.

  • Fabio ha detto:

    Bravo pietro bel racconto, sono da poco iscritto e i vostri racconti ed itinerari mi hanno da subito rapito. Mi collego al tuo splendido report, pet descrivevi cio’ che mi e’ accaduto oggi sul fiume lambro, localita’ castelmarte.
    Ore 7,30 circa canna una vecchia hardy da 15 g filo dello 0,18 e 5 kg di cucchiaini!!!! La faccio breve dopo una decina di splendide fario purissime misure da 20 a 32 cm tutte rilasciate in ina buchetta impossibile aggancio un trotone che si burra in un correntino e scappa….. Dopo un confronto con il nostro signore altissimo rilancio nello stesso punto e……. Incredibilmente riaggancio la bestia!!!!, mai nella vita 59 cm circa due kg di marmorata, il problema che un rilascio sarebbe stato inutile, il meps del 2 ha letteralmente strappato una branchia togliendo ogni chance alla povera trota. La trota si presentava sana nel complesso ma totalmente vuota, una testa enorme ma secca secca, probabilmente era indebolita e vecchia, considerate che il fiume e’ molto piccolo e la portata e’ molto ridotta e il mio record personale fu una fario di 42 di circa sette etti…. Magie dello spinning

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