Kayak fishing con aguglia salvacappotto

Quando giro in kayak porto sempre una trainetta. Piuma, 0.20, sughero sotto il piede di modo da sentire le abboccate delle occhiatine pur avendo le mani impegnate dalla pagaia. Ma visto che nell’Anonima va fortissimo lo spinning in mare, decido di evolvermi anche io. Compro da Fishing Evolution due pescetti de fèro, di cui ignoro marca e modello. Uso la fidata Shimano Telescopica da 2.10m, comoda da portare in moto, e il mulinello Spendibene, 0.25 in bobina.

Per l’attrezzatura da kayak (o qayak?) sbircio gironavigando.it, bibbia del trekking nautico dell’amico Danilo Tulone (grazie ancora per i consigli) e del suo socio Silvio Maria Costa. Alla fine nella sacca stagna metto: occhiali polar, cappellino, giacca k-way (è prevista pioggia), mascherina da nuoto, acqua minerale, asciugamani, buste impermeabili per soldi e telefono, foglio di spugna da usare come schienalino. La mia meta è Bogliasco: vicina a Milano, piena di spot interessanti per pescare. E a Bogliasco ci sono Stefano ed Ettore, persone squisite: noleggiano kayak di qualità a prezzi onesti, sono sempre disponibili, ti mettono a disposizione la doccia calda del loro circolo al rientro dalla pagaiata. Che non è male.

Questa la giornata:
9.15: Parto da Milano in moto.
10.50: Dopo un tris di bombolini in Autogrill arrivo a Bogliasco, parcheggio, raggiungo il circolo, mi cambio e prendo l’attrezzatura.

11.30: Molto bene: la canna si incastra nei buchi di scolo sul fondo della canoa. Sono in mare, il cielo è scuro, l’aria immobile.
11.32: Molto male: mi affianca un gozzetto tutto stile. L’uomo alla barra ha un accento a me familiare. Dice che a spinning in mare lui prende “pesci a pacchi”. Dice che, “in generale”, prende “sempre pesci a pacchi”. Vuole pescare col vivo e mi chiede di “alzare la pagaia” se prendo qualcosa, di modo che lui possa avvicinarmi e innescare il pesce che ho appena preso, usandolo come esca. Gran finale: “Qui ho preso tanti squali, ma non ho le foto”.

11.45: Monto il pescetto de fèro piccolo pesco sottocosta e … al terzo lancio prendo un’aguglia! Non è gran cosa ma mi rende felice: è il mio primo pesce a spinning in mare (davo quasi per scontato il cappotto), è combattivo (per quanto possa esserlo, viste le dimensioni) e mi fa ben sperare sul fatto che nella giornata ne prenderò altri. Non è vero: sarà l’unico pesce fino al rientro. Comunque, non alzo la pagaia per richiamare il pescatore di squali e rilascio l’aguglia.
12 circa: Sale il vento, poi il vento se ne va e comincia a piovere. Lancio e rilancio, ma nulla. Mi allontano dalla costa per cercare mangianze eventuali. Di mangianze eventuali, nemmeno l’ombra. Il mare comincia a incresparsi, il cielo è di piombo. scompaiono le poche barche (tranne una, come vedremo). A vista: tre kayak da discesa in allenamento e un nuotatore di fondo. Rientro sottocosta.

13: Seconda abboccata della giornata: un leggero tremolino, poi più nulla. Recupero pensando che la lenza sia libera, invece faccio a tempo a vedere la minuscola occhiatina che si slama da sola. Cambio esca, monto il pesce de fèro più grosso. Nei trasferimenti fra uno scoglio e l’altro lascio la canna in traina, che non si sa mai

14.45: Ho provato tutti i lanci che era ragionevole provare nel tratto di costa che ho deciso di esplorare. Ho fatto tanti km su e giù pagaiando. Sono soddifatto, il cappotto è scongiurato, va bene così. La sera mi attende l’addio all’Inter di Julio Cesar a San Siro. Torno alla base. Anzi no: devo prima fare una cosa.

14.46: Pagaiando con energia raggiungo il gozzetto tutto stile, duecento metri fuori dalla spiaggia. Vedo il killer di squali che armeggia con lo scandaglio, racconta di “due grossi slamati”. Gli dico che anche io ho cappottato. Mi dice che lui “fa base” a Rapallo e che a Bogliasco è la prima volta che pesca. Poi aggiunge una balla che nessun pescatore direbbe mai: “Non mi è mai successo di fare a cappotto”. Dice proprio così, “a cappotto”. In barca ha canne di ogni tipo, nessuna in acqua. Personaggi misterioso. Fra me e me, prima di fare la doccia calda al circolo (Ettore mi farà uno sconto generoso per il noleggio, quindi GRAZIE ETTORE), penso all’aguglia: sono felice di averla rilasciata viva e in forma e non averla regalata al cacciatore di squali che non cappotta mai.

Morale della favola: Francis, Jacopo e Pietro, prima o poi dobbiamo fare una 3/4 giorni di camping nautico Anonimo, dormendo in tenda in spiaggia lungo il tragitto e pescando fortissimo.

Morale della favola2: chiunque voglia pescare in kayak / qayak in Liguria chiami Ettore (3478480143) o Stefano (3356300829) per il noleggio, non se ne pentirà.

Morale della favola3: Aspettando Ettore sulla spiaggia deserta, mentre svuoto la canoa e raduno le mie cose, becco due ragazzini. Hanno 16 anni al massimo, si rompono visibilmente le palle. Vorrebbero essere a casa a fumare sigarette truccate e a giocare a Pes. “Belin, ma quale, quello di Milano? Ma è un contamusse!!! La cazzata degli squali la ha detta anche a me, ma io non gli ho mai visto prendere niente. È sempre qui davanti. Magari c’ha la moglie rompicoglioni in spiaggia e vuole stare in mare. boh”. Il ragazzino sembra sapere del fatto suo.

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