Il Sesia dà, il Sesia toglie


Alcune giornate iniziano male. Altre invece partono bene come tante altre
per poi sorprenderti con una quantità di rogne indescrivibile. Sabato Pietro
passa a prendermi e puntualissimo è sotto casa mia alle 5,30. Partiamo in
direzione Valsesia tutti ringalluzziti per la lunga giornata che ci aspetta.
Come al solito, per tutto il viaggio, discutiamo animatamente di argomenti
naturalmente alieutici e progetti vari. Alle 7 siamo al bar della stazione di Varallo, io non sono ancora munito di stagionale e devo provvedere. All’appuntamento arriva preciso anche Matteo, un caffé, il permesso, un paio di regali in stile Anonima per celebrare il suo compleanno e via, scappiamo sull’acqua. Le condizioni che ci si parano davanti quando arriviamo allo spot sono delle peggiori: bel sole ma freschino, vento abbastanza teso e gelido, acqua bassa e limpidissima. Ma noi non ci fermiamo davanti a nulla e iniziamo ad aggredire il fiume sondando ogni buca o lama con perizia. Passa poco tempo e Pietro allama una bella fariotta che, in un momento di ubris, viene lasciata un po’ per le sue finché non si slama.

Poco importa, la giornata è ancora lunga.

Subito dopo è Matteo a scappottare, purtroppo però con un’irideuccia che somiglia più a un missile che a un pesce. Non perché sia particolarmente argentata o veloce, semplicemente non ha neanche una pinna. Continuiamo a salire finché non arriviamo a una bella pozza che già in passato ci ha regalato delle belle emozioni. Lanci su lanci quando a un certo punto sento una discreta botta ma non riesco a ferrarla perché a causa di un toccante momento di tenerezza tra me e Matteo stiamo pescando a venti centimetri di distanza. Se avessi ferrato probabilmente adesso lui andrebbe in giro con la faccia conciata come un Power Rangers.

Pazienza, la giornata è ancora lunga.

Matteo ci saluta perché ha delle commissioni da fare mentre io e Pietro
continuiamo a salire. Ci perdiamo di vista per un po’ di tempo durante il
quale riesco a ingannare un pesce sulla trentina che si difende egregiamente, in pratica credevo fosse molto più grosso. Ma poi lo vedo, è chiaro, troppo chiaro, con dei vaghi riflessi rosati e neanche belloccio come credevo. Slamo l’iridea notando che sembra le abbiano dato una passata con lo squamatore perché ha addosso si e no 13 squame. Neanche una spogliarellista alla fine del suo numero è così poco vestita, poverina, sarà
il frutto di un pessimo release, però almeno ha le pinne! Ho scappottato, anche se non è una più nobile fario o un’imperiale mormorata. Ci ritroviamo e scopro che anche Pietro ha all’attivo un’iridea, più o meno della stessa taglia.

Del resto la giornata è ancora lunga.

Siamo svegli dalle 4,30 e abbiamo camminato tantissimo sui massi, anche se è
presto decidiamo che potremmo anche andare a pranzo. Optiamo per andare a
mangiare un panino a Mollia, solo per non ucciderci di tagliatelle e vino in trattoria ed essere un po’ più performanti nel pomeriggio. Saliamo in macchina e andiamo verso la nostra meta, sempre con un occhio al fiume.

Questa è gia riserva di Piode? No siamo a Pila, c’è un tratto di libera che
abbiamo fatto l¹anno scorso. Ah giusto! Ma qui a Campertogno è ancora
riserva invece? Prendo la cartina e controllo. Mh, vedi, dovrebbe… Cazzo
cazzo, occhio! (Gomme che urlano, lieve stridio di lamiere)

Pietro si fa velocemente perdonare la leggerezza della distrazione con dei riflessi eccellenti che ci permettono di evitare il tamponamento. Però adesso la macchina bassissima sulla quale siamo è in una brutta posizione: due ruote ne fossatino di fianco alla strada e chassis che poggia direttamente sull’angolo della strada. Scendiamo contenti che non sia successo niente ma preoccupati dall’auto. In pochi istanti però escono gli inquilini della casa di fronte che, senza neanche un accenno alla nostra dabbenaggine, con travi di legno e ciocchi da ardere mettono insieme un sistema di leve per rimettere la macchina in strada. Una squadra organizzatissima ed efficiente che ci toglie dal guano in cui ci eravamo cacciati. Dei veri e propri Mc Gyver. Imperiosi!

Tutto è bene quel che finisce bene, del resto la giornata è ancora lunga.

Ci riprendiamo e un po’ più scossi con un po’ meno fame ci dirigiamo verso il bar. Mangiamo con la consapevolezza che gli dei ci hanno graziato e sappiamo che, per oggi, non possiamo chieder loro altro. Rifocillati dagli enormi panini torniamo quindi sul fiume.

Cambiamo spot e arriviamo in un punto eccezionale. Dietro ogni masso è poco ma sicuro, si cela una signora trota di almeno sessanta centimetri. Lo battiamo con accanimento e credenza. Ma anche con un occhio all’orologio perché al tramonto vogliamo andare in una meravigliosa pozza e sarebbe da pazzi perdere il momento giusto.

Niente da fare, non vediamo una pinna e ci incamminiamo verso la macchina quando, a cinquanta centimetri dalla riva, Pietro vede una bella marmorata in un atteggiamento strano: ferma immobile malgrado la nostra vicinanza. Nel guadinarla per capire cos’abbia a Pietro cade l’iPhone in acqua… La trota non fa resistenza, è abbandonata. Ci rendiamo conto che ha un occhio cieco e l’altro è ferito, come se fosse stato beccato da un uccello, ma quale uccello se la prenderebbe con una trota di 62 cm?!? La rimettiamo in acqua con tutte le cure anche se siamo consapevoli che le resta poco da vivere. Peccato. Dopo il momento di ittiologia si fa sentire la rabbia per aver bruciato l’ennesimo telefonino.

Pietro inizia ad accusare il colpo, questa giornata si sta rivelando più lunga del previsto.

Ma si tiene duro e andiamo verso la pozza dei sogni. Lei è lì che ci aspetta e sicuro ha qualche sorpresa in serbo per noi. Facciamo due curve e ci si para davanti un solerte ufficiale dei vigili urbani di Borgosesia. Paletta, documenti, lo sai che qui c’è il limite di velocità a 50 km orari? Non tentiamo nemmeno una difesa. Sono lì per fare cassa e non sembrano intenzionati a perdonare niente. Almeno non chiedere se abbiamo preso qualcosa mentre compili il doloroso verbale!

Quando cazzo finisce questa giornata?

Tiriamo dritto e arriviamo alla pozza promessa. Bella, meravigliosa, eccezionale. E occupata già da altri tre pescatori. Ma abbiamo comunque pescato le ultime due ore. Inutile tirarla ancora per le lunghe, non abbiamo preso niente nemmeno lì.

Tornando a Milano ascoltiamo la radiocronaca di Milan Roma e cullati dal successo ce ne torniamo a casa senza altri imprevisti.

Arrivo a casa e mi sento tranquillo. Finalmente…

3 Comments

  • pietroinvernizzi ha detto:

    Grazie Jacopo di aver scritto questo report… io non ce l’avrei fatta. Grazie anche per non aver insistito su quanto vicino si sia andati ad un brutto ciocco per mia distrazione! Comunque ci tengo ad aggiungere che oltre ad i-phone, multa salata, tre punti patente e quasi ciocco, sabato ho perso: 8 rotanti, 1 metal jig, ed un rapala. In compenso domenica ho avuto la nausea e lunedì febbre. La pesca, come la vita, è una roulette, una giostra… un weekend sei il re del mondo, quello dopo… ehm, un po’ meno!

  • Stefano ha detto:

    Ciao ragazzi , pero che invidia che mi fate….. mi ricordano le avventure che vivevo ogni weekend qualche anno fa. Poi è arrivata lei bellissima e intrigante, le avevo anche trasmesso il morbo della pesca a mosca, ma poi il matrimonio e la prima figlia e ora la seconda ( di appena 6 mesi ) e le mie uscite si sono drasticamente ridotte. Che invidia che mi fate. Se penso che siamo oramai ad aprile e non ho ancora bagnato la mia coda di topo…. che invidia !!!!
    Comunque per fortuna per voi nessun osso rotto, questo è l’importante
    a presto e continuate cosi.
    Stefano

    • jacopo ha detto:

      Ciao Stefano, anche il numero delle mie uscite si è ridimensionato parecchio quest’anno. Però spero ancora che non mi bolli come uno scemo appena avrà un pelo di raziocinio ma anzi di instillarle questa passione e poter andare sul fiume insieme. La vedo grigia ma chissà…

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