The Dark Side of the Saturday

ponte spino d'adda

ponte spino d'addaCarissimi,

mancano all’appello diversi report.
 La novità è che il report di sabato prima parte lo farà, (forse!) un membro di serie B che però nel corso della giornata in questione si è distinto brillantemente per spirito e risultati! 

Ebbene sì ha vissuto una giornata da serie A con una performance esaltante: dalla sveglia puntuale, ai panini portati, lo spirito giusto ma anche buone catture registrate!
 Certo qua e là si è vista un’ombra di B, come quando ha strappato per una branchia un cucciolo di fario di 7 cm oppure quando, nell’ora delle decisioni irrevocabili, alle 18.20 in Giambellino 12 ha preferito la via del divano al grido di <Xbox subito!> invece di un epilogo di gloria sull’Adda…

 Ed è proprio qui che inizierà il mio racconto. 
Sabato seconda parte. Un racconto di un viaggio interiore profondo, una catarsi in solitario, una lotta contro i tabù che ha portato alla vittoria contro il male assoluto, almeno per un giorno. Una serata che ha visto compiersi in un’ora e mezza di gesta epiche: il luccio più rilevante dell’anno scolastico 2010/2011 ed anche il mio nuovo record di trota fario con un 48,5cm! (Messo in ombra da quei 4,5cm in più della maestosa regina del Sermenza di Jacopo).

 Alle 18.20 i 3/4 dell’anonima approdano alle rive di casa mia dopo una giornata sul Toce, è molto presto per tornare dalla pescata in questa stagione, ma qualcuno di noi, in un momento di frocizzazione indotta per osmosi dall’avere una fidanzata (problema comune a molti maschi della specie uomo) è dovuto tornare per altri impegni…
 I risultati sono stati onorevoli in Ossola, ma non eccelsi, e lasciavano un po’ di amaro in bocca soprattutto nel vedere un tramonto da urlo dal divano del salotto. L’idea allettante era una: aggredire il tramonto nello spot più vicino dove insidiare una marmorata enorme che facesse il suca suca definitivo ai compagni ritirati. Lo spot prescelto: Spino D’Adda. 

Entro nel vivo della narrazione. 
Salgo in casa a prendere le chiavi della Pedronemobile, ma con uno stratagemma degno di Ulisse lascio in cortile le canne e la sacca da pesca, così da non farmi tentare dal divano e dai comfort casalingui: sono costretto a scendere di nuovo. Salgo sulla vettura ancora con l’umidità del toce addosso, corro verso Spino pensando che forse avrò davvero troppo poco tempo per pescare prima che il buio inghiottisca me ed i miei sogni di gloria. Penso bene di sbagliare strada, due tamarri con la Mini grigia mi fanno brutto perchè li supero, quindi li sfanculo, sono esaltanti premesse di un episodio da cronaca nera cittadina, ma fortuna vuole che allo svincolo per Paullo le nostre strade si separino con dita medie nell’aria. Torno sulla retta via e mi fiondo al parcheggio sulle rive del Ponte di Spino. Vestizione completata ore 19.30, tramonto in atto. 
Il fiume è meraviglioso, infatti rispetto alla portata invernale è dimezzato, diventando un po’ come il Toce  a Premosello, cioè con buche di profondità abissali, ma con un regime di corrente torrentizio.
 Il tramonto è perfetto, dopo la pioggia del giorno prima ed una giornata coperta e freddina, finalmente caldo afoso. Una schiusa pazzesca di quei tipici insettoni estivi (sedge!) cavedani impazziti mangiano in superficie.

 Ho armato l’Hokkaido, canna fortunata per lotte importanti, con il 4000 e lo 0.30. Come esca uno Spin Penguin n°4, ondulante consigliato per la caccia alla Big Marmo ed al suo primo collaudo.
 Scendo tra le rocce della riva e faccio il primo lancio in una grossa buca d’acqua ferma, ma con cascatelle d’ingresso e correntina centrale… due giri di manovella e mi sembra di sentire un’abboccata secca… ma è subito fondo. Qui è importante riflettere: se non avessi potuto tentare di aggirare l’ostacolo, avrei tirato fino a rompere il filo, come spesso accade, e non avrei immaginato che un pesce aveva frapposto un sasso tra me e lui. Invece perdo circa un minuto a camminare pericolosamente tra sassi algosi e correnti infide per aggirare la pozza ed arrivare alle sue spalle. Con un movimento della punta della canna, sporgendomi sull’ostacolo sommerso, libero il filo dal sasso e inizio un recupero deciso… sbabababaaamm… zzzzzrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr… zzrrrrr……  appena ho portato nuovamente la trazione sull’esca, il pescione che ancora ci era attaccato è partito a fionda verso il centro della pozza, sfrizionando a manetta una frizione tarata sullo 0.30! Ovviamente penso sia la mitologica marmorata over 70 e con le ginocchia che tremano, recupero cauto a punta alta mentre perigliosamente guadagno posizione su un sasso al limite della pozza, tra cascatelle, melma e buche! Si avvicina la preda e vedo… il luccione! Mentirei se dicessi di esserne stato deluso.  Ok, non era la marmo dei miei sogni, ma era un cazzo di luccione a spinning, al primo lancio, con lotta fichissima, in solitaria ed annesso suca suca… una fuga e un po’ di testate ed entra per la coda nel guadino sottodimensionato dove si dimena e si libera dell’esca… Comincia un circo per eseguire le seguenti manovre: trattenere il pesce dentro il guadino che ne lascia metà corpo fuori, ma senza ferirlo (pensando al release!), non cadere in acqua (cosa assai facile in quel punto), non perdere la canna appoggiandola (dove la appoggio? Tra i sassi sulla corrente, sopra una pozza profonda, ovvio!) ed infine scattare una foto con il cellulare… il modesto risultato lo avete visto… ad aiutarmi un prezioso straccio che porto nel giubbino (la presa opercolare, forse per inesperienza, in quel momento non la sentivo in me… non so il perchè…). Rilascio Mr. Esox che scatta al rilascio in ottima salute.

 Mi riprendo un pochino dalla botta di adrenalina, ma non perdo molto tempo… penso che il luccio sia stata una gradita sorpresa, ma che quel tramonto meritasse la marmo… dopotutto era il primo lancio e sento che altre emozioni stanno per arrivare. 
Mi avventuro tra i sassi davvero insidiosi fino ad una seconda pozza, animata da maggiore corrente… dopo due o tre lanci abboccatona con mezzo salto a pelo d’acqua che mi mostra la pancia del pesce. Questa volta vedo subito che è una trota, vedo subito anche la taglia che stimo sui 50 abbondanti. Sono certo sia una marmorata e sono veramente felice, se la prenderò sarà il mio record, anche se, come marmo, già so non essere un vero trofeo… Beh, non penso così lucidamente, ma queste sono le sensazioni mentre la trota sfriziona, ebbene sì, una trota così ha tirato di brutto! Con lo 0.30 e la Hokkaido mi ha impegnato seriamente, ma anche lei alla fine entra nel guadino “al volo”… infatti una volta a portata di guadino si esibisce in ultimo disperato tentativo di libertà, direi impennandosi sull’acqua in stile rostrato più che saltando, ma ormai è dentro la rete: è una fario! Sono eccitatissimo, mi puzza di record Anonimo… mi sembra gigante, sui 60… 
Con difficoltà enormi, come descritto poco fa per il luccio, la misuro nel guadino… 48/49 cm… beh, penso, è il mio nuovo record per 1 o 2 cm… la cosa strana è che mi sembra assai più grande della 47 presa sul Toce… sarà il tramonto, la combattività, il ricordo sbiadito, suggestione… comunque è bellissima, mi sforzo per fare una foto decente senza avere una sassaia, un sasso grande o una spiaggetta in cui appoggiarla fuori dalla rete… altre foto orribili… ma tant’è… spendo diversi minuti ad animarla nel release… è stata troppo nel guadino e tanto fuori dall’acqua, cazzarola, mi dispiace! Ma alla fine, lenta lenta, se ne va.

 Ormai sono convinto che ad ogni lancio potrei attaccare un pescione, invece avrò un paio di piccole tocche, penso di pesci troppo piccoli per il mio ondulante-arrogante e forse una abboccata mega, ma magari era il fondo… ormai sono così suggestionato che se inciampo sui sassi penso sia una marmorata di 2 mt che mi ha fatto lo sgambetto! 

Il buio arriva in fretta e pensando a quanto ho rischiato la vita con la luce, se faccio lo stesso percorso con il buio morirò di certo. Mi affretto a guadagnare la riva, non prima comunque di cadere di faccia tra grossi sassi picchiando la rotula sinistra… meglio non pensare a conseguenze di cadute peggiori. Sono fuori dal  fiume e sono molto molto felice. Faccio due passi sulla riva in stato di estasi per l’esperienza di pesca appena vissuta. 

Incontro un simpatico albanese sui 40 in Italia da 15 anni, con due canne a fondo, è un pescatore d’anguille molto simpatico. Con lui chiacchiero e alla conversazione si unisce un mega conoscitore dell’Adda tra Spino e Lodi: un signore sui 70, il guardiano del cancello d’accesso, nonché ex-bracconiere di pesci con corrente elettrica, passato di cui va fiero perchè… < ehh che mangiate, allora sì che ce n’era di pesce! Una volta quattro sacchi per 120 kg! Chissà com’è che non ce n’è più… colpa di quelli a valle>. Mah… chissà che cattivi quelli a valle! La conversazione dura dalle 9 alle 10.30 di sera! Un mix di accento albanese, dialetto di crema e parlata da milanese. Io ho esclamato moltissime volte < Porco Giuda > e < Ostia Miseria >… grazie a questo raffinato escamotage dialettico ho estorto preziose informazioni su dove trovare marmorate enormi (principalmente dove è molto proibito pescare) e dove insidiare grandi lucci.

 Siete arrivati fino a qui a leggere? Beh, allora anche voi stavate un po’ cazzeggiando… io almeno l’ho scritta a rate da stamattina ad ora, ed è stato bello perchè ho rivissuto un tramonto davvero eccezionale.

ROCK ‘N’ ROD

SEE YOU SPOON

IN ROD WE TRUST

Voglio vedervi presto tutti a pescare! Come diceva Mao a Gesù in video call con il Che:  <Chi pesca prende pesci! Chi non pesca suca. >

P.

p.s. Attenzione che a Spino D’Adda, dove è stata scattata la foto in testa al post, è proibito pescare perchè è una preziosa area di ripopolamento! Attenzione lungo l’Adda ai cartelli lungo le rive, importante rispettare i divieti, nel nostro interesse di pescatori!

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